Non intervenire: ciò che l’inazione, da sola, non giustifica

In un’organizzazione, non intervenire può sembrare meno impegnativo che modificare una procedura o avviare una misura correttiva. La domanda manageriale utile è precisa: come verificare che l’astensione si fondi su un confronto delle conseguenze, anziché su una maggiore indulgenza verso i danni che lascia accadere?
Che cosa stabilisce la letteratura
Mark Spranca, Elisa Minsk e Jonathan Baron (1991, Journal of Experimental Social Psychology) hanno studiato situazioni nelle quali un danno deriva da un’azione oppure da un’omissione. I loro esperimenti mostrano che i partecipanti possono giudicare un’omissione meno severamente di un’azione con conseguenze comparabili. La distinzione tra fare e lasciar accadere può quindi influenzare il giudizio indipendentemente dal solo danno considerato.
Quando evitare un intervento diventa una preferenza
Ilana Ritov e Jonathan Baron (1990, Journal of Behavioral Decision Making) hanno esaminato questa asimmetria attraverso scelte ipotetiche di vaccinazione. Alcuni partecipanti rifiutavano la vaccinazione anche quando il rischio di morte associato al vaccino era inferiore a quello associato alla malattia. Il risultato evidenzia una difficoltà specifica: accettare un rischio legato a un intervento può essere più difficile che accettare un rischio maggiore astenendosi.

La conclusione troppo rapida
Si potrebbe dedurne che occorra sempre privilegiare l’azione; questi studi non lo giustificano. Un intervento può comportare costi aggiuntivi, contravvenire a un obbligo o produrre effetti difficili da anticipare. La disciplina consiste nel confrontare le conseguenze e i vincoli delle due opzioni, non nel sostituire una preferenza per l’inazione con una preferenza per l’intervento. (i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori)
Che cosa questi risultati non permettono di misurare
Questi studi si basano su scenari sperimentali e non misurano la frequenza del bias di omissione nelle organizzazioni bernesi. Non dimostrano nemmeno che una griglia decisionale sia sufficiente a correggerlo. Nella pratica rimane un’ulteriore difficoltà: i rischi dell’intervento sono spesso descritti dettagliatamente in un dossier, mentre quelli dell’astensione restano impliciti.
Una verifica pratica a Berna
Nell’ambito del programma « Prise de décision » di SHR, un esercizio consiste nell’esaminare, per un mese, le scelte documentate tra intervento e astensione in un team bernese dell’amministrazione federale, della sanità pubblica, delle telecomunicazioni o dell’industria di precisione. Per ogni scelta, registrare le conseguenze attese, le incertezze e i vincoli di entrambe le opzioni sullo stesso orizzonte temporale, ad esempio per modificare una procedura, avviare una misura preventiva o sostituire un’apparecchiatura. L’indicatore è la proporzione di questi dossier nei quali le conseguenze dell’astensione sono descritte esplicitamente al pari di quelle dell’intervento, con documenti datati a supporto. Questa misura verifica la simmetria dell’esame, non la superiorità dell’azione né la qualità finale della decisione. Per approfondire: scoprite la formazione Processo decisionale a Berna, oppure sfogliate i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori in Svizzera.
In Bildern: Processo decisionale in Berna



- processo decisionale
- Berna
- ricerca
- Weiterbildung berna
