Obiettivi numerici: che cosa la ricerca permette di attendersi

Poche pratiche manageriali poggiano su una letteratura tanto ampia quanto la definizione degli obiettivi. Poche, però, vengono trasposte con altrettanta disinvoltura. La domanda utile non è «servono obiettivi?», ma «a quali condizioni un obiettivo numerico migliora qualcosa di diverso dal numero stesso?».
Ciò che la teoria stabilisce
Edwin Locke e Gary Latham (2002, American Psychologist) hanno sintetizzato tre decenni di ricerca: un obiettivo specifico ed esigente è associato a una prestazione superiore rispetto all'istruzione vaga di «fare del proprio meglio». Il risultato è solido ma condizionato: presuppone l'adesione della persona all'obiettivo, un ritorno regolare sull'avanzamento e la competenza necessaria per raggiungerlo. Togliere una di queste condizioni non indebolisce soltanto l'effetto: lo rende imprevedibile.
La critica pubblicata, spesso ignorata
Maurice Schweitzer, Lisa Ordóñez, Adam Galinsky e Max Bazerman (2009, Academy of Management Perspectives) hanno documentato gli effetti collaterali di obiettivi mal calibrati: concentrazione su ciò che è misurato a scapito del resto, maggiore assunzione di rischio, cooperazione erosa e, in alcuni contesti sperimentali, comportamenti sleali. Locke e Latham hanno replicato nello stesso anno e nella stessa rivista. Il dibattito resta aperto, ed è istruttivo proprio perché riguarda le condizioni e non il principio.

La confusione da sciogliere
Un obiettivo non è un indicatore. Donald Campbell (1979) aveva già formulato il meccanismo: più un indicatore quantitativo serve a decidere, più è esposto alla distorsione e meno informa. Un'organizzazione che trasforma ogni misura in bersaglio perde progressivamente i propri strumenti di lettura, senza che nulla lo segnali nei cruscotti. (i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori)
Ciò che resta difendibile
Lo stato delle conoscenze sostiene una versione stretta: un obiettivo numerico è utile quando riguarda un'attività il cui risultato la persona controlla davvero, quando prevede una tappa intermedia e quando convive con almeno un criterio qualitativo non convertibile in cifra. Nulla di tutto ciò è stato dimostrato specificamente nel contesto svizzero, e nulla sostituisce una decisione sui mezzi.
Un'implicazione pratica, verificabile internamente
Prima di rivedere un sistema di obiettivi basta una misura: nell'ultimo trimestre, quanti obiettivi individuali hanno dato luogo a una tappa intermedia reale, distinta dal colloquio annuale. Il conteggio si fa dall'agenda. È il primo punto che esaminiamo con le direzioni ginevrine, prima di qualsiasi lavoro sul processo decisionale. Per approfondire: scoprite la formazione Processo decisionale a Ginevra, oppure sfogliate i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori in Svizzera.
In Bildern: Processo decisionale in Ginevra



- processo decisionale
- Ginevra
- ricerca
- Weiterbildung ginevra
