Un segnale positivo: che cosa cambia il tasso di base nella decisione

Nella farmaceutica, nelle scienze della vita o nella logistica renana, il risultato di un test o un'allerta può comportare un impiego considerevole di risorse. La domanda manageriale è precisa: prima di impegnare risorse sulla base di un segnale, come tenere conto della frequenza iniziale di ciò che esso indica?
Che cosa stabilisce la letteratura
Daniel Kahneman e Amos Tversky (1973, Psychological Review) hanno mostrato che i giudizi predittivi possono basarsi sulla somiglianza di un caso con una categoria anziché sulle informazioni necessarie per una stima probabilistica. Nei loro esperimenti, i partecipanti attribuiscono talvolta troppo poco peso ai tassi di base, ossia alle frequenze iniziali delle categorie considerate. Per un responsabile, un dossier convincente non elimina quindi la necessità di chiedersi a quale popolazione di riferimento appartenga.
Il denominatore che il segnale fa dimenticare
Gerd Gigerenzer e Ulrich Hoffrage (1995, Psychological Review) hanno mostrato che presentare le informazioni sotto forma di frequenze naturali può facilitare il ragionamento bayesiano, senza un insegnamento preliminare della regola. Il principio consiste nel descrivere, all'interno di una stessa popolazione di riferimento, quanti casi presentano il fenomeno ricercato e quanti producono un segnale positivo, in presenza o in assenza di tale fenomeno. Questa rappresentazione rende più accessibile una distinzione essenziale: rilevare un fenomeno quando esiste non equivale a stabilirne la presenza quando compare un segnale.

La conclusione troppo rapida
Si potrebbe dedurne che basti sostituire le percentuali con conteggi. Questo trascurerebbe il fatto che le frequenze naturali conservano la struttura dei sottogruppi all'interno di una popolazione comune: numeri assoluti provenienti da popolazioni diverse non offrono lo stesso beneficio. Inoltre, una stima meglio compresa non determina da sola l'azione: occorre ancora ponderare il costo di un falso allarme e quello di un caso non rilevato. (i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori)
Che cosa non garantiscono i dati disponibili
Questi studi riguardano compiti sperimentali di giudizio, non l'efficacia di un processo decisionale in un'impresa basilese. Nella pratica, il tasso di base può essere scarsamente documentato, variare tra sedi o provenire da un campione già selezionato. Un team internazionale di R&S deve quindi esplicitare la popolazione di riferimento e l'incertezza dei dati prima di trasformare un segnale in una raccomandazione.
Una verifica pratica a Basilea
Nell'ambito del programma SHR «Processo decisionale», un team basilese della farmaceutica, delle scienze della vita o della logistica renana potrebbe esaminare le decisioni di impiego delle risorse basate su un test o un'allerta durante un periodo definito in anticipo. Per ogni dossier registrerebbe la popolazione di riferimento, il tasso di base e la sua fonte, nonché le informazioni disponibili sui falsi positivi e sui casi non rilevati, segnalando esplicitamente gli elementi sconosciuti. La misura sarebbe la proporzione di dossier in cui questi elementi sono documentati prima della decisione, verificabile attraverso registrazioni datate. Questo indicatore misura una disciplina di preparazione, non un miglioramento dimostrato dei risultati. Per approfondire: scoprite la formazione Processo decisionale a Basilea, oppure sfogliate i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori in Svizzera.
In Bildern: Processo decisionale in Basilea



- processo decisionale
- Basilea
- ricerca
- Weiterbildung basilea
