Noia al lavoro: arricchire il compito o chiarirne il senso?

Di fronte a un collaboratore che si annoia, aggiungere responsabilità può sembrare una risposta ovvia. La domanda manageriale è però più precisa: occorre modificare le richieste del compito oppure renderne più comprensibile la finalità?
Che cosa stabilisce la letteratura
Erin C. Westgate e Timothy D. Wilson (2018, Psychological Review) propongono e sottopongono a verifica un modello nel quale la noia può derivare da un coinvolgimento insufficiente dell’attenzione o da una mancanza di senso. Un’attività può quindi diventare noiosa quando le sue richieste sono troppo basse, ma anche quando superano le risorse attentive disponibili. La noia, da sola, non consente dunque di diagnosticare un carico di lavoro insufficiente.
Un segnale che spinge a cercare altro
Shane W. Bench e Heather C. Lench (2013, Behavioral Sciences) propongono un’analisi funzionale della noia: questa emozione potrebbe spingere ad abbandonare un’attività non più soddisfacente per cercare altri obiettivi. Si tratta di una proposta teorica, non di una dimostrazione dei suoi effetti nelle organizzazioni. Invita tuttavia il manager a esaminare l’attività prima di attribuire la noia a una carenza individuale di motivazione.

La conclusione affrettata
Si potrebbe dedurne che basti rendere il lavoro più stimolante. Una maggiore complessità rischia però di non risolvere nulla quando l’attenzione è già sovraccarica, mentre un compito accessibile può continuare ad apparire privo di senso a chi lo svolge. Nel programma «Intelligenza emotiva» di SHR — Swiss Human Resources, la questione può essere formulata così: accogliere il segnale emotivo senza trasformarlo immediatamente in una diagnosi. (i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori)
Che cosa questi lavori non consentono di prescrivere
Questi articoli non convalidano un protocollo universale per riorganizzare il lavoro sulla base della noia dichiarata. Il passaggio da meccanismi studiati o proposti a un intervento manageriale richiede una verifica locale. Nell’amministrazione federale, nella sanità pubblica, nelle telecomunicazioni e nell’industria di precisione, alcune ripetizioni rispondono a esigenze di tracciabilità o sicurezza: eliminarle non è un obiettivo in sé.
Una verifica pratica a Berna
A Berna, un team può scegliere un compito ricorrente non critico e raccogliere, per una settimana, tre valutazioni separate dopo la sua esecuzione: noia provata, difficoltà a mantenere l’attenzione e utilità percepita, ciascuna su una scala da 0 a 10. La settimana successiva può sperimentare un solo cambiamento — per esempio chiarire come viene utilizzato il risultato del lavoro senza modificare il carico — e ripetere le misurazioni, monitorando anche la proporzione dei risultati che richiedono correzioni. Il confronto delle medie prima e dopo permette di verificare se emerge il cambiamento atteso senza un peggioramento della qualità; da solo, non dimostra un effetto causale. Si tratta di una proposta di verifica locale, non di un protocollo convalidato dagli articoli citati. Per approfondire: scoprite la formazione Intelligenza emotiva a Berna nel cantone di Berna, oppure sfogliate i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori in Svizzera.
In Bildern: Intelligenza emotiva in Berna



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