Nostalgia al lavoro: ascoltare il passato senza farne un modello

Quando un gruppo rimpiange la propria organizzazione precedente, il responsabile può scorgervi un ostacolo da superare. La domanda manageriale è più precisa: come accogliere questo attaccamento senza fare del passato il riferimento obbligatorio delle decisioni presenti?
Che cosa stabilisce la letteratura
Tim Wildschut, Constantine Sedikides, Jamie Arndt e Clay Routledge (2006, Journal of Personality and Social Psychology) descrivono la nostalgia come un'esperienza generalmente positiva, ma venata di perdita, i cui racconti coinvolgono spesso relazioni importanti. Nei loro esperimenti, la rievocazione nostalgica può rafforzare, tra l'altro, il senso di connessione sociale. Un ricordo del lavoro di un tempo merita quindi di essere esplorato nella sua dimensione relazionale, anziché classificato subito come resistenza.
Un meccanismo di riconnessione sociale
Xinyue Zhou, Constantine Sedikides, Tim Wildschut e Ding-Guo Gao (2008, Psychological Science) mostrano, attraverso una serie di studi, che la nostalgia può contrastare il legame tra solitudine e minore sostegno sociale percepito. Il meccanismo rilevante non consiste nel ripristinare la situazione precedente, ma nell'attivare ricordi che richiamano l'esistenza di legami. Al lavoro, ciò suggerisce un'ipotesi da verificare: dietro il rimpianto di una vecchia struttura potrebbe esserci quello di un aiuto reciproco divenuto meno accessibile.

La conclusione troppo rapida
Sarebbe allettante concludere che un responsabile debba incoraggiare i racconti nostalgici per agevolare qualsiasi riorganizzazione. Questi lavori non dimostrano né una maggiore accettazione del cambiamento né la superiorità delle pratiche precedenti. Accogliere l'emozione e approvare la diagnosi organizzativa sono due atti distinti: si può riconoscere una perdita di vicinanza senza ripristinare una procedura abbandonata. (i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori)
Ciò che i dati non consentono di prescrivere
Questi articoli non valutano interventi manageriali nelle organizzazioni bernesi. Non consentono neppure di presumere che un ricordo collettivo giovi allo stesso modo ai nuovi arrivati, che non condividono quella storia. Per il programma «Intelligenza emotiva» di SHR, l'applicazione proposta è dunque un esercizio di discernimento, non una tecnica dalla comprovata efficacia organizzativa.
Una verifica pratica a Berna
A Berna, durante un cambiamento nell'amministrazione federale, nella sanità pubblica, nelle telecomunicazioni o nell'industria di precisione, un responsabile può proporre di tradurre ogni rievocazione del passato in una risorsa precisa da preservare: accesso a un interlocutore, aiuto reciproco o trasmissione delle competenze. Nel programma «Intelligenza emotiva» di SHR, un esercizio consisterebbe nel distinguere il ricordo, il bisogno attuale e un'azione compatibile con i vincoli presenti, senza registrare racconti personali. Su un periodo di due settimane, contare i bisogni formulati e poi la quota di quelli che hanno portato a un'azione effettivamente realizzata fornirebbe una misura verificabile. Tale quota indicherebbe il passaggio dall'ascolto all'azione, non un effetto dimostrato della nostalgia sulla prestazione. Per approfondire: scoprite la formazione Intelligenza emotiva a Berna nel cantone di Berna, oppure sfogliate i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori in Svizzera.
In Bildern: Intelligenza emotiva in Berna



- intelligenza emotiva
- Berna
- ricerca
- Weiterbildung berna
