A Losanna, la noia al lavoro segnala un rischio psicosociale?

Nelle imprese medtech, nelle scuole universitarie, nelle organizzazioni dello sport internazionale e nelle scale-up dell’arco lemanico, le mansioni qualificate non escludono la monotonia né le attese imposte. La domanda manageriale è precisa: quando una persona riferisce di annoiarsi, bisogna assegnarle più compiti oppure esaminare ciò che le impedisce di dedicarsi a un lavoro utile?
Che cosa stabilisce la letteratura
Cynthia Fisher (1993, Human Relations) propone una sintesi concettuale della noia al lavoro, non una stima della sua frequenza o dei suoi effetti sulla salute. Spiega perché l’analisi non può limitarsi alla ripetitività dei compiti: le caratteristiche del lavoro, la situazione sociale e le differenze individuali vanno considerate insieme. Essere occupati e trovare stimolante la propria attività non sono quindi descrizioni equivalenti.
Distinguere il carico dagli ostacoli al lavoro
Paul Spector e Steve Jex (1998, Journal of Occupational Health Psychology) sviluppano e valutano, tra gli altri strumenti, misure distinte del carico quantitativo e dei vincoli organizzativi. Il loro studio non riguarda direttamente la noia, ma offre una distinzione utile: avere molto da fare non significa disporre delle condizioni necessarie per farlo. Un’approvazione che non arriva, un’informazione mancante o uno strumento indisponibile possono quindi essere esaminati come ostacoli, senza attribuire subito il disimpegno alla persona.

La conclusione troppo rapida
Da questi lavori non si può dedurre che la noia si risolva aumentando il volume di lavoro. Aggiungere compiti può lasciare intatte la monotonia o le attese, creando al contempo un sovraccarico altrove. Occorre invece distinguere un’attività poco stimolante, un lavoro bloccato e un’effettiva mancanza di compiti prima di scegliere un intervento. (i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori)
Che cosa i dati non consentono di diagnosticare
Questi due articoli non bastano a stabilire un nesso causale tra noia e malattia, né a convalidare una diagnosi di «bore-out». Dichiarare di annoiarsi non dimostra neppure una mancanza di impegno, e un periodo tranquillo non è necessariamente problematico. Nel programma «Rischi psicosociali» di SHR, l’obiettivo è quindi imparare a documentare le situazioni lavorative senza trasformare un segnale in un’etichetta individuale.
Una verifica pratica a Losanna
A Losanna, un team può sperimentare per due settimane un registro condiviso degli episodi in cui un compito previsto rimane bloccato per mancanza di un’approvazione, di informazioni o di uno strumento, distinguendoli dai momenti di scarsa attività. Per ogni episodio annota la causa e il tempo trascorso fino alla ripresa, senza classifiche individuali; sceglie poi un ostacolo ricorrente e modifica il processo per risolverlo. In un secondo periodo della stessa durata confronta il tempo mediano fino alla ripresa e verifica con il team se le attese imposte sono diminuite. Questa misura verifica un ostacolo organizzativo preciso, non la salute mentale delle persone né tutte le possibili cause della noia. Per approfondire: scoprite la formazione Rischi psicosociali a Losanna nel canton Vaud, oppure sfogliate i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori in Svizzera.
In Bildern: Rischi psicosociali in Losanna



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