Dichiarare un conflitto d’interessi: ciò che la trasparenza non risolve

Una raccomandazione può essere documentata e, al tempo stesso, favorire gli interessi di chi la formula. La domanda manageriale è precisa: dichiarare un conflitto d’interessi basta a tutelare una decisione d’acquisto, d’investimento o di selezione di un partner?
Che cosa stabilisce la letteratura
Daylian M. Cain, George Loewenstein e Don A. Moore (2005, The Journal of Legal Studies) hanno studiato sperimentalmente situazioni in cui un consulente aveva interesse a orientare la stima di un altro partecipante. Nel loro contesto sperimentale, dichiarare questo conflitto poteva portare a consigli maggiormente distorti, senza che i destinatari compensassero a sufficienza tale distorsione. La trasparenza non ha quindi funzionato come una tutela automatica.
Un interesse può orientare il ragionamento stesso
Ziva Kunda (1990, Psychological Bulletin) sintetizza gli studi sul ragionamento motivato: il desiderio di giungere a una determinata conclusione può orientare la ricerca, la costruzione e la valutazione degli argomenti. Questo orientamento resta vincolato alla possibilità di produrre una giustificazione apparentemente ragionevole. Il problema non riguarda quindi soltanto chi nasconde consapevolmente un’informazione, ma anche chi trova sinceramente convincente l’opzione che lo avvantaggia.

La conclusione troppo affrettata
Sarebbe eccessivo concludere che sia meglio tacere i conflitti d’interessi. La dichiarazione rende visibile un interesse e può consentire tutele che il silenzio impedirebbe, senza eliminare gli obblighi di trasparenza applicabili. La distinzione importante è tra l’informazione sul conflitto e il dispositivo che ne limita l’influenza: verifica indipendente, criteri definiti in anticipo o astensione dalla decisione. (i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori)
Ciò che i dati non permettono di promettere
Un compito sperimentale di stima non riproduce né una relazione bancaria duratura né i legami commerciali e familiari di una PMI. Nemmeno la sintesi sul ragionamento motivato valuta l’efficacia di una particolare procedura di dichiarazione. Questi lavori giustificano la verifica delle tutele effettive, non la previsione di un effetto uniforme della trasparenza in tutte le organizzazioni.
Una verifica pratica a Lugano
Nell’ambito del programma «Prise de décision» di SHR, un gruppo di lavoro a Lugano può esaminare le decisioni di un mese che comportano un interesse dichiarato: una raccomandazione bancaria, la selezione di un fornitore di moda, un contratto di trading o la scelta di un prestatore di servizi legato alla famiglia proprietaria. Per ogni pratica, una scheda in italiano distingue la dichiarazione dalla tutela effettivamente applicata prima della decisione, con una traccia datata. L’indicatore è la proporzione di queste pratiche con una verifica indipendente documentata o un’effettiva astensione della persona interessata. Questo rapporto verifica una pratica di governance; da solo non dimostra che le decisioni siano migliori. Per approfondire: scoprite la formazione Processo decisionale a Lugano nel Canton Ticino, oppure sfogliate i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori in Svizzera.
In Bildern: Processo decisionale in Lugano



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