Manager in ansia: chiedere consiglio senza rinunciare al proprio giudizio

Di fronte a una decisione incerta, consultare un collega o un esperto sembra una precauzione ragionevole. La domanda manageriale è più precisa: come evitare che il bisogno di essere rassicurati sostituisca l’esame critico del consiglio ricevuto?
Che cosa stabilisce la letteratura
Francesca Gino, Alison Wood Brooks e Maurice E. Schweitzer (2012, Journal of Personality and Social Psychology) mostrano, in una serie di esperimenti, che l’ansia favorisce la ricerca e l’utilizzo di consigli, in particolare riducendo la fiducia nel proprio giudizio. Questa apertura non garantisce però una selezione migliore: i risultati evidenziano anche una minore capacità di distinguere tra consigli di diversa qualità. Consultare di più e consultare meglio non sono quindi sinonimi.
Il consiglio utile non è necessariamente quello rassicurante
Ilan Yaniv (2004, Organizational Behavior and Human Decision Processes) studia come le persone integrano i consigli in compiti di stima. I risultati mostrano che ricevere un parere può migliorare l’accuratezza, anche se i partecipanti tendono ad attribuirgli meno peso rispetto alla propria stima. Letto insieme alle ricerche sull’ansia, questo risultato invita a esaminare il peso attribuito ai pareri, anziché prescrivere sistematicamente maggiore autonomia o più consultazioni.

La conclusione troppo rapida
Si potrebbe concludere che un manager in ansia dovrebbe rinviare qualsiasi consultazione o decidere da solo. Sarebbe confondere il rischio di dipendenza dal consiglio con l’inutilità del consiglio stesso. Per il programma «Intelligenza emotiva» di SHR, il punto è distinguere il bisogno di sostegno emotivo dal bisogno di competenza specialistica: una stessa persona può rispondere al primo senza essere qualificata per il secondo. (i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori)
Che cosa i dati non permettono di promettere
Queste ricerche si basano su compiti sperimentali che non riproducono né i tempi, né le responsabilità, né i rapporti di potere di una decisione professionale. Non dimostrano che un protocollo di consultazione migliori le decisioni in una banca o in un’organizzazione internazionale. La pratica corrente presenta tuttavia un punto cieco: spesso documenta chi è stato consultato, meno spesso perché il suo parere meritasse di essere seguito.
Una verifica pratica a Ginevra
In una banca privata, un’organizzazione internazionale, una maison di alta orologeria o un’impresa di commercio di materie prime a Ginevra, SHR può proporre un esercizio su decisioni non urgenti, senza modificare le approvazioni obbligatorie. Per due settimane, registrare prima di ogni consultazione il giudizio iniziale e il livello di preoccupazione, quindi annotare dopo lo scambio la competenza pertinente del consulente, i suoi eventuali interessi e il motivo per seguirne o respingerne il consiglio. L’indicatore è la proporzione di consultazioni nelle quali l’accettazione o il rifiuto del consiglio poggia su un elemento verificabile — un dato, una competenza pertinente o un argomento controllato — anziché sul solo sentirsi rassicurati. Un esame anonimizzato delle schede permette di verificare questa tracciabilità, senza confonderla con una prova di miglioramento delle decisioni. Per approfondire: scoprite la formazione Intelligenza emotiva a Ginevra nel cantone di Ginevra, oppure sfogliate i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori in Svizzera.
In Bildern: Intelligenza emotiva in Ginevra



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