A Basilea, il monitoraggio digitale protegge il lavoro?

Nella farmaceutica, nelle scienze della vita, nella logistica renana e nella ricerca e sviluppo internazionale, gli strumenti digitali consentono di documentare dettagliatamente l’attività. La domanda manageriale è precisa: come mantenere la necessaria tracciabilità senza trasformarne i dati in una sorveglianza individuale che genera tensione?
Che cosa stabilisce la letteratura
John R. Aiello e Kathryn J. Kolb (1995, Journal of Applied Psychology) hanno studiato sperimentalmente gli effetti del monitoraggio elettronico della prestazione sulla produttività e sullo stress. I loro risultati mostrano che questo monitoraggio può aumentare lo stress e che i suoi effetti sulla produttività dipendono, tra l’altro, dal livello di competenza e dal contesto sociale. Non consentono quindi di equiparare un’attività più visibile a un lavoro meglio sostenuto.
Il meccanismo: una tecnologia può anche diventare invasiva
Ramakrishna Ayyagari, Varun Grover e Russell Purvis (2011, MIS Quarterly) esaminano le relazioni tra caratteristiche tecnologiche, fattori di stress e tensione psicologica. Il loro modello include l’invasione della privacy tra i fattori di stress associati all’uso delle tecnologie. Pur non riguardando esclusivamente il monitoraggio della prestazione, lo studio invita a distinguere l’utilità funzionale di uno strumento dall’esperienza della persona che vi è esposta.

La conclusione troppo rapida
Si potrebbe dedurne che basti eliminare gli indicatori individuali per prevenire il rischio. Significherebbe confondere finalità diverse: documentare un’operazione critica, analizzare un incidente e classificare i dipendenti non costituiscono lo stesso utilizzo dei dati. La distinzione manageriale consiste nel giustificare ogni utilizzo, anziché considerare protettiva qualsiasi raccolta di dati o dannosa qualsiasi tracciabilità. (i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori)
Che cosa i dati non permettono di stabilire
Un esperimento su un compito circoscritto non riproduce i vincoli di un laboratorio regolamentato o di un terminal logistico. Neppure i dati di un’indagine sul technostress bastano a stabilire un rapporto causale per ogni sistema di monitoraggio. Infine, l’assenza di reclami non consente, da sola, di concludere che un utilizzo dei dati sia compreso e accettato.
Una verifica pratica a Basilea
Nell’ambito del programma «Rischi psicosociali» di SHR, un team basilese può esaminare per due settimane gli indicatori digitali effettivamente utilizzati nelle proprie riunioni di gestione operativa, senza modificare le registrazioni obbligatorie previste dalla regolamentazione. Per ciascun indicatore annota la finalità, il grado di identificabilità delle persone, i destinatari e la decisione presa sulla sua base. La misura è la proporzione di indicatori che identificano persone per i quali sono state comunicate agli interessati una finalità esplicita e una regola di utilizzo. Questo risultato non misura la salute mentale; permette di verificare se il confine tra tracciabilità e valutazione individuale sia realmente definito. Per approfondire: scoprite la formazione Rischi psicosociali a Basilea nel cantone di Basilea Città, oppure sfogliate i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori in Svizzera.
In Bildern: Rischi psicosociali in Basilea



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