IA on the job: menzionare l’IA basta a informare il destinatario?

Un’amministrazione, un servizio sanitario o un’impresa può ormai accompagnare i propri messaggi con un’indicazione dell’assistenza fornita dall’IA. La domanda manageriale è precisa: questa indicazione aiuta il destinatario a comprendere la portata del messaggio, oppure gli lascia il compito di interpretare che cosa sia stato prodotto e controllato?
Che cosa stabilisce la letteratura
George Akerlof (1970, The Quarterly Journal of Economics) formalizza un problema di asimmetria informativa: quando la qualità è difficile da osservare, gli scambi possono deteriorarsi, anche per le offerte di buona qualità. La sua analisi non riguarda né l’IA né la comunicazione amministrativa, ma stabilisce che le informazioni disponibili sulla qualità possono modificare il funzionamento di un mercato. Per analogia, conoscere il modo in cui un messaggio è stato prodotto non significa necessariamente conoscerne l’affidabilità.
Un’indicazione non è necessariamente un segnale informativo
Michael Spence (1973, The Quarterly Journal of Economics) mostra, in un modello del mercato del lavoro, come un segnale osservabile possa trasmettere informazioni su una caratteristica non direttamente osservabile. Il meccanismo dipende, tra l’altro, dai costi del segnale per i diversi tipi di attori: la sola visibilità di un’indicazione non ne garantisce il valore informativo. Applicata con prudenza all’IA, questa distinzione invita a separare la dicitura «redatto con l’IA» dalle indicazioni sulle verifiche effettivamente svolte.

La conclusione affrettata
Se ne potrebbe dedurre che dichiarare l’uso dell’IA sia inutile finché non garantisce la qualità; sarebbe però confondere la trasparenza sul procedimento con una garanzia sul risultato. Una simile indicazione può rispondere a un legittimo bisogno di informazione senza dimostrare che il contenuto sia stato validato. La questione non è quindi scegliere tra dichiarare tutto e non dichiarare nulla, ma precisare che cosa il destinatario possa ragionevolmente dedurre dall’indicazione. (i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori)
Che cosa questi lavori non consentono di concludere
Entrambi gli articoli sono contributi teorici di economia, non esperimenti sulla ricezione di messaggi redatti con l’assistenza dell’IA. Non permettono di prevedere né l’effetto di una dichiarazione sulla fiducia, né la formulazione più comprensibile per un determinato pubblico. Non risolvono nemmeno la questione degli obblighi giuridici di trasparenza, che vanno esaminati separatamente in funzione del contesto.
Una verifica pratica a Berna
Nell’ambito del programma «IA on the job» di SHR, un esercizio a Berna potrebbe confrontare due versioni di un messaggio fittizio: una con la sola indicazione dell’uso dell’IA, l’altra con precisazioni anche sul suo ruolo, sul controllo umano effettivamente svolto e sul servizio da contattare. I casi sarebbero adattati all’amministrazione federale, alla sanità pubblica, alle telecomunicazioni e all’industria di precisione, senza dati personali né informazioni riservate. Ogni partecipante riceverebbe casualmente una sola versione e indicherebbe che cosa è stato automatizzato, che cosa è stato verificato e a chi chiedere chiarimenti. La misura sarebbe la proporzione di risposte corrette su questi tre punti, confrontata tra le versioni all’interno di ciascun contesto: una prova di comprensione, non un semplice giudizio di fiducia. Per approfondire: scoprite la formazione IA nel lavoro quotidiano a Berna, oppure sfogliate i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori in Svizzera.
In Bildern: IA nel lavoro quotidiano in Berna



- ia nel lavoro quotidiano
- Berna
- ricerca
- Weiterbildung berna
