A Ginevra, quando l’esclusione diventa un rischio psicosociale

In un gruppo, alcune esclusioni si manifestano attraverso omissioni: un’informazione non trasmessa, una richiesta ignorata, uno scambio al quale non si viene più coinvolti. La domanda manageriale è precisa: come distinguere una selezione legittima degli interlocutori da un’esclusione che richiede un intervento preventivo?
Che cosa stabilisce la letteratura
Kipling D. Williams (2007, Annual Review of Psychology) sintetizza le ricerche sull’ostracismo, inteso come l’essere ignorati o esclusi. Questi lavori mostrano che l’esclusione può minacciare il senso di appartenenza, l’autostima, il controllo e la percezione di un’esistenza significativa. L’assenza di insulti non basta quindi a escludere un rischio per il benessere.
Un’esclusione senza scontro
Kipling D. Williams, Christopher K. T. Cheung e Wilma Choi (2000, Journal of Personality and Social Psychology) hanno studiato l’esclusione in un gioco di passaggi di palla su Internet. Essere ignorati in questa interazione minima incideva, tra l’altro, sul senso di appartenenza dei partecipanti. L’esperimento chiarisce un possibile meccanismo: non è necessario che un conflitto venga espresso perché l’esclusione produca un effetto.

La conclusione affrettata
Si potrebbe dedurne che occorra coinvolgere tutti in ogni scambio. Questi lavori non giustificano tale regola: la riservatezza, la specializzazione e la ripartizione delle responsabilità richiedono accessi differenziati. La distinzione utile riguarda la possibilità di contribuire al proprio lavoro e di ottenere le informazioni necessarie, non un obbligo di socialità permanente. (i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori)
Che cosa i dati non permettono di stabilire
Un breve esperimento di esclusione non permette, da solo, di stimare le conseguenze sulla salute di un’esclusione duratura sul lavoro. Non consente neppure di classificare automaticamente una dimenticanza come mobbing o di accertare un’intenzione ostile. Nella pratica, l’assenza di segnalazioni non dimostra l’inclusione, e il semplice conteggio degli inviti dice poco sulla qualità effettiva della partecipazione.
Una verifica pratica a Ginevra
Nell’ambito del programma SHR «Rischi psicosociali», una possibile verifica consiste nel seguire per due settimane un processo di lavoro in una banca privata, un’organizzazione internazionale, una manifattura di orologeria di lusso o un’impresa di commercio di materie prime a Ginevra. Per ogni trasmissione critica, registrare la funzione che necessitava dell’informazione, il suo accesso effettivo prima della scadenza e la giustificazione di un’eventuale restrizione, senza annotare contenuti riservati. Calcolare quindi la proporzione di trasmissioni giunte in tempo alle funzioni interessate, esaminare le omissioni ripetute e ripetere la misurazione dopo aver corretto il flusso informativo. Questo indicatore verifica l’accesso operativo: non costituisce né una diagnosi di ostracismo né una misura sufficiente della salute psicologica. Per approfondire: scoprite la formazione Rischi psicosociali a Ginevra nel cantone di Ginevra, oppure sfogliate i nostri percorsi di formazione per quadri e collaboratori in Svizzera.
In Bildern: Rischi psicosociali in Ginevra



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